L’urlo dell’artigiano

L’urlo è un gesto liberatorio, può essere di dolore, rabbia, gioia, terrore, c’è l’urlo di Tarzan, di Munch, Sandokan, l’urlo dei tifosi, insomma tutti possiamo urlare e buttare fuori un qualcosa di represso o trattenuto.

Io come artigiano titolare di una piccola impresa a gestione familiare mi sento di urlare che sono stanco, disincantato, tradito e ferito ma sono ancora vivo e combattivo e fino a quando ne avrò la forza lotterò.

L’artigiano per sua natura è un combattente, un uomo che si è preparato per anni, ha fatto la gavetta, si è addestrato per essere protagonista del suo lavoro, è partito per affrontare il mondo del lavoro con speranza e orgoglio. Oggi mi guardo intorno e troppo spesso vedo artigiani che non mi sembrano più fieri soldati, ma reduci con lo sguardo perso nel vuoto, feriti nel corpo e nell’anima , hanno negli occhi il volto dei compagni che non ce l’anno fatta e sono rimasti sul capo di battaglia, si sentono traditi dai loro comandanti, che sempre più spesso li mandano al macello o li scambiano per biechi interessi…..

Ma la cosa che più mi fa incazzare è che la storia si ripete,… dal libro di storia di prima media delle mie figlie “I nodi del tempo” pag. 5 ” tra i vari motivi della caduta dell’impero Romano riporto testualmente :

Per mantenere gli eserciti c’era sempre più bisogno di denaro e questa necessità portava ad un aumento delle tasse, che pesavano soprattutto sui contadini e sui piccoli artigiani: questi a loro volta, avendo meno soldi, spendevano e consumavano di meno: l’intera economia entrò in crisi“.

Vi rendete conto cosa era l’impero romano, avere affamato gli artigiani, i contadini e i piccoli commercianti ha contribuito in modo significativo a farlo finire.

Detto questo, mi rendo conto che il mio urlo è solo uno dei tanti e sicuramente non il più meritevole di attenzione, ma col cuore voglio dire a tutti i piccoli di ogni categoria….Urlate!!! almeno tra noi ci sentiremo e sapremo che siamo ancora vivi.